Elezioni. La sofferta vittoria elettorale porta il nome del ministro: solo grazie alla sua legge l’Unione può governare Nane Cantatore
Ogni epopea, persino quella della vittoriosa lotta delle masse lavoratrici contro l’oppressione, ha bisogno di eroi: le ultime elezioni politiche, grazie alle quali il sol dell’avvenire può finalmente sorgere sulle rovine lasciate dal nemico di classe, portano quello di Mirko Tremaglia, autentico internazionalista e, fino a ieri, umile entrista nel quartier generale delle forze della reazione. I secoli futuri ricorderanno la prodigiosa cavalcata ribelle dei gauchos calabresi, la compatta marcia dei soviet antartici, la fiera determinazione del comitato rivoluzionario dei pizzaioli gay di Sidney, l’onda rossa degli italiani in Cina con i loro paioli di bambini bolliti, la pensosa ma inarrestabile avanzata della brigata Garibaldi del Mit, che hanno fatto cadere l’ultima ridotta della reazione, difesa dall’apparentemente imbattibile legione delle anziane proprietarie di immobili e dai manipoli dei detentori di Suv con bollo per autocarri taroccato. Ma, oggi e per sempre, dovremo celebrare l’opera del compagno Mirko Terraglia, monumento alla coscienza di classe, eroe del popolo e dell’internazionalismo rivoluzionario, senza il quale nulla di tutto questo sarebbe stato possibile.
Il rischio dell’oleografia, in questi casi, è inevitabile, così come la tentazione borghese di celebrare l’individuo quando ogni vero marxista, da Mastella a Bonino, da Rutelli a Di Pietro, sa bene che la storia è fatta dalle classi e dalle masse; ma nell’inevitabilità del suo incedere, la ruota del progresso umano mette spesso in evidenza figure esemplari, il cui valore va celebrato per spingerci, ogni giorno di più, al lavoro e alla lotta verso sempre nuove conquiste per il proletariato mondiale. È con questo spirito, con la volontà di andare sempre avanti, che possiamo rivolgere per un istante il nostro sguardo indietro, verso la vita di un grande compagno che ha sempre saputo cogliere l’importanza della solidarietà di classe attraverso le nazioni, per cogliere, negli artifici della democrazia borghese, quelle leve e quegli spiragli che maggiormente sarebbero stati utili alla nostra lotta.
È con la consapevolezza delle profonde contraddizioni del modo di produzione capitalistico e delle forze che ne sostengono la carcassa in putrefazione, innegabilmente superata dalla storia, che il compagno Tremaglia ha saputo individuare il luogo privilegiato di una battaglia così vitale nel cuore stesso della reazione, in quel movimento sociale che, un giorno, avrebbe dismesso i panni di ruota d scorta del potere borghese per divenirne uno degli alfieri più celebrati. Ed è con straordinario acume, prodotto dell’instancabile dedizione con cui ha esercitato il suo spirito sui classici del marxismo, che il compagno Tremaglia ha capito che, proprio ne momento di questo passaggio cruciale e nell’abisso della sconfitta apparentemente più cocente del movimento operaio, le forze della reazione avrebbero preteso dalla democrazia borghese un pedaggio al più bieco nazionalismo, solo apparentemente addomesticato dal passaggio dall’orbace ai lustrini di Carramba che sorpresa.
Ed è qui, finalmente, che il compagno Tremaglia ha visto che era possibile operare un grande rivolgimento dialettico, trasformando il bieco nazionalismo reazionario in una grande forza internazionalista proletaria, facendo esplodere le contraddizioni interne al sistema borghese attraverso il suo artificioso apparato di regole. Una legge elettorale ad hoc per sei seggi in tutto, con un sistema proporzionale a preferenza multipla su collegi uninominali con scrutinio differito e metodo d’Hondt carpiato con riporto dello scorporo inverso a soffietto: questa la formula, geniale nella sua abbacinante semplicità, con cui il compagno Tremaglia ha scompaginato il campo nemico, convincendolo a presentarsi diviso dove avrebbe vinto unito, e arrivando persino a offrire il proprio nome come garanzia di vittoria.
Oggi questo nome può essere riscattato dall’ombra e dal disprezzo in cui è stato gettato finora, e ogni giovane pioniere, ogni colcosiana, ogni accademico del popolo, ogni operaio dei soviet di fabbrica, ogni soldato dell’Armata rossa, ogni cosmonauta può guardare con nuova fiducia e rinnovato impegno alle sfide dell’avvenire. Compagno Tremaglia, il popolo ti ringrazia!
L’abbiamo pensato tutti, a destra e a sinistra. Elezioni taroccate? Mettendo assieme i molti tasselli oscuri di queste elezioni 2006 ed elencandone uno ad uno i punti, l’impressione è quella di essere presenti ad una serie di coincidenze davvero formidabili.
Perché dopo tre ore dalla chiusura dei seggi non c’era ancora un solo dato?
Perché i dati sono pervenuti in modo estremamente lento?
Perché 18 ore dopo la chiusura dei seggi manca ancora il dato ufficiale?
Perché i sondaggi di Piepoli, fino all’ultimo, differivano in modo sostanziale da Nexus, l’agenzia ufficiale del Viminale?
Perché l’agenzia che gestisce il voto elettronico è la stessa che ha gestito l’elezione Bush-Karry con una situazione drammaticamente uguale?
Perché il voto reale differisce da tutti, ma proprio tutti i sondaggi, exit pool e proiezioni di almeno cinque punti?
Perché la sola agenzia al mondo che abbia azzeccato il pronostico elettorale è quella americana incaricata dal Cavaliere?
Perché lo scrutinio del voto degli italiani all’estero, dopo 18 ore, è solo al 50%?
Perché il Lazio, quello del Laziogate, di StorHacker, inaspettatamente va alle Destre?
Il Centrosinistra, come il solito non coglie il guizzo del dubbio.
Il Centrodestra come il solito è formidabile nella gestione dell’emozione: grida al broglio, minaccia “riconteggi” alla moda della Florida.
Il silenzio di Berlusconi prelude a qualcosa di poco raccomandabile. Alcuni aspettano una dichiarazione di guerra.
Oggettivamente, stando ai fatti noti, il paese è spaccato in due come una mela. E’ ingovernabile, gonfio di veleni e di presagi poco rassicuranti. Il Centrosinistra canta, erroneamente, vittoria. Il Centrodestra tace e minaccia.
In Francia i giovani, dopo due settimane di ferro e fuoco, vincono la loro battaglia. In Italia, i giovani, la battaglia la perdono: Prodi e Berlusconi assieme hanno 140 anni, tanti quanto l’Unità d’Italia. L’Italia è un paese biologicamente vecchio. Vecchia la società, l’economia, l’approccio al futuro, la politica. Vecchi i sistemi, la gente, i leaders.
L’Italia matusa non sa scegliere, non si muove, non ha il coraggio di cambiare, Di licenziare due settantenni attempati e demodé, nei modi e nella sostanza. Ma queste elezioni puzzano, per la destra e per la sinistra. E puzzano anche per me, di vecchio e di tarocco....
Egregio Signor Cascioli, chi le scrive è G. C. Ho letto con estremo interesse il suo libro, e devo dire che basterebbero poche parole per convincersi della inconfutabilita' della non esistenza di un certo gesù di nazaret, così come non e' necessario mangiarsi tutto il melone per sapere se quel frutto sia buono o cattivo, ma basta un assaggio. Lei ha proposto un argomento esclusivamente da un punto di vista storico, e a quanto pare il cristianesimo fà acqua da tutte le parti. Tappano un buco e se ne scopre un altro. Ora siccome questa favola non è una semplice favola da poter dare il diritto di credere a chi vuol credere, e di non credere a chi non vuol credere, ma è una storia di vittime, che nel nome e segno della croce solo per l'evangelizzazione del sud america in seguito alle scoperte di Cristoforo Colombo, furono sterminate oltre 50.000.000 di persone e poi non si contano le "streghe", gli eretici quali Bruno Giordano" ed tanti altri che oggi non hanno piu' voce e non possono piu' parlare, e che Lei invece può farlo per loro, perciò io spero che non si scoraggi ma continui a dare voce a tutta questa gente vittima del cristianesimo. Io credo che tuo- mio-nostro è il compito di non spegnere quel grido di tutta quella gente, dando noi oggi a loro la nostra voce, riuscendo a sentire nel profondo del nostro cuore l'offesa fatta a loro come fatta a noi stessi. Nessuna ribellione e' possibile di fronte al male quando siamo noi a subirlo, e non è vera ribellione; chi non si sdegna, chi non si ribella al male quando questo si abbatte sulla propria pelle? La ribellione quella vera nasce da gente ancora libera, come Te signor Cascioli, come me. Cosa può fare un pesce in un acquario? Un leone chiuso in una gabbia cosa può fare ? Perciò sono dell'idea che non bisogna aspettare di essere toccati dal male per poi gridare, ma occorre gridare ancor prima quando questo lo vediamo abbattersi sugli altri. Detto ci ò vorrei concludere dicendo che non solo la storia è testimone contro il cristianesimo, ma cade anche il suo valore teologico, perché nessuna vittima innocente offerta può cancellare una colpa, anzi l'aggrava. E morire per il peccato del mondo significa che il male compiuto contro gente innocente, per questo stesso male riflettendo su Dio, Egli ne muore. Ed è per questo che Dio non lo vedo morto su di una croce come un ladrone in mezzo a due ladroni. Quando il male ricade sulla nostra stessa pelle, anch'e' che fosse Dio, la mia morte non avrebbe più valore e né senso e né utilità di tanti e tanti altri morti in simili circostanze e fattori. Se poi per mezzo di riflessioni e discorsi del tutto soggettivi si vuole caricare di sensi e virtù e valori una morte che oggettivamente è comune e tante altri, e con stesse cause e circostanze (penso ai tanti condannati a morte dai romani, e quanti ne crocefissero? ), ebbene con questo linguaggio si possono benissimo trasformare sconfitte in vittorie, e vergogne in virtù. All'epoca quanti millantati cristi c'erano e che hanno tutti fatto una brutta fine? Si sono dimostrati dei fallimenti e il nazoreo rientra appieno in tutti questi cristi falliti. Si vuole trasformare acqua in vino e pane azzimo in Dio stesso e trasformare il loro fallimento in una grande e trionfale vittoria, la loro. Un Dio questo impastato dalle mani di un uomo con una manciata di farina. Ora non solo la storia ma la stessa teologia cade nel più totale irrazionalismo che loro chiamano "follia di Dio"quando trattasi di irrazionalità sostenuta soltanto da argomentazioni teologiche soggettive, prive di ogni oggettività e mistero della fede quando trattasi di incomprensibilità. Voglio insistere sull'aspetto teologico e non solo su quello storico ed ora ditemi voi che se si caricano di significati particolari una morte di un solo uomo, attribuendogli valori espiatori, è certo che non basteranno 1000 fallimenti per confutarli, in quanto sarebbero trasformate in 1000 vittorie. Ma nella storia non ce' mai stato un Cristo, la storia ci parla di Napoleone, di Giulio Cesare, di Leonardo da Vinci, di Hitler, di Mussolini, ma non ci parla di un Cristo. Non ce' mai stato un Cristo nella storia, non 2000 anni ma un giorno solo dopo Cristo non cè mai stato, non ce' mai stato se non dentro un libro di una favola. Ora il compito di Pilato fu quello di catturare e crocefiggere il capo di una banda di briganti, che i falsari hanno trasformato in un pacifico messia, ma il compito dello storico è quello di ricatturarlo e distruggerne il mito, perché non è sufficiente e non è bastata la condanna di pilato con tanto di iscrizione sulla testa di costui che riportava il suo capo d'accusa (RE DEI GIUDEI), una motivazione al quanto politica, altro che figlio di Dio, ma occorre riacci uffarlo di nuovo, ma questa volta non dai soldati romani, ma dagli storici al fine di cancellarne il mito. E su questo Lei ha già vinto.
Stampa - con preghiera di pubblicazione e diffusione
Crocefissi nelle aule dei tribunali: TAR delle Marche rifiuta di pronunciarsi
Crocefissi nelle aule dei tribunali: il TAR delle Marche si rifiuta di pronunciarsi sul ricorso proposto dal magistrato di Camerino Luigi Tosti
:
Ancona - Con sentenza n. 94 del 22 marzo scorso il TAR delle Marche ha dichiarato che la competenza a decidere sulla legittimità dell'esposizione dei crocefissi nelle aule di giustizia appartiene al "Giudice ordinario" e, pertanto, ha dichiarato "inammissibile" il ricorso presentato dal magistrato di Camerino. Questo il commento di Luigi Tosti: "Con questa non-decisione il TAR delle Marche ha sbalordito anche l'Avvocatura dello Stato che difende il Ministro di Giustizia, la quale non aveva in realtà avanzato alcun dubbio sulla giurisdizione del TAR, dal momento che gli artt. 3 e 63 del D.lgs. n. 165/2001 devolvono alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le cause di pubblico impiego che riguardano i magistrati. Ma veniano ai fatti. Col mio ricorso ho sostenuto quello che la Cassazione penale ha peraltro già espressamente affermato nella sentenza n. 439/2000, e cioè che la circolare del Ministro Rocco del 1926 deve ritenersi tacitamente abrogata, ex art. 15 preleggi, perché incompatibile col principio di laicità delineato dalla Costituzione repubblicana, che si fonda sull'eguaglianza e pari dignità di tutti i cittadini e di tutte le religioni. L'Avvocatura di Stato si è costituita negando che fosse intervenuta questa tacita abrogazione. Il compito del TAR, dunque, era soltanto quello di stabilire se la circolare Rocco fosse o meno ancora in vigore. Il TAR ha però preferito "lavarsene le mani", affermando innanzitutto che non posso pretendere che il Ministro di Giustizia rimuova i crocifissi da tutte le aule giudiziarie, bensì soltanto da quelle del Tribunale di Camerino. Secondo il TAR delle Marche, infatti, la tacita abrogazione della circolare Rocco non potrebbe avere effetti generali, bensì "limitati" al... Tribunale di Camerino! Ciò significa, in altri termini, che, se decidessi di trasferirmi in altra sede o se venissi applicato in qualche altro tribunale o corte d'appello, dovrei iniziare altrettante infinite cause contro il Ministro di Giustizia per chiedere la rimozione dei crocifissi da queste... "nuove" sedi! E' come se un ebreo o un "negro" impugnassero le disposizioni che li obbligano a vivere nei ghetti o che vietano loro di salire sui treni e i giudici, dopo aver accertato che quelle disposizioni sono illegittime, limitassero l'accoglimento delle loro domande... al solo Comune di residenza o al solo treno utilizzato!!! Una follia. Ma il TAR marchigiano non si è fermato qui. Per evitare di pronunciarsi sul merito del mio ricorso ha visto bene di affermare che il suo "difetto di giurisdizione" sussiste anche per i crocifissi appesi nelle aule del Tribunale di Camerino. E per giustificare questo suo rifiuto ha addirittura "disapplicato" gli artt. 3 e 63 della legge n. 165/2001 richiamando le motivazioni di una sentenza della Corte Costituzionale (la n. 204/2004) che però riguarda tutt'altre norme, "dimenticandosi" (si fa per dire) di considerare che ai giudici è vietato "disapplicare" le norme di legge che ritengano incostituzionali: in questi casi, infatti, essi possono soltanto rimettere la questione alla Corte Costituzionale. Le prospettive future? "Grazie" a questa pronuncia sarò costretto a ricorrere al Consiglio di Stato, con la sola prospettiva di una sentenza di annullamento che rinvierà nuovamente la causa al TAR delle Marche. Se poi dovessi adire il giudice ordinario, come "consigliatomi" dal TAR marchigiano, quest'ultimo declinerebbe sicuramente la propria giurisdizione costringendomi, a quel punto, ad adire la Corte di Cassazione per dirimere il conflitto negativo di giurisdizione. Nella migliore delle ipotesi dovranno passare perlomeno 20-30 anni prima che un qualche giudice decida questo banale quesito: la circolare fascista del 1926 è compatibile con la Costituzione?. In estrema sintesi: "Voglia di decidere saltami addosso, decidi tu che io non posso!" Un'unica nota positiva: il TAR delle Marche, accogliendo la mia tesi, ha affermato che la questione dei crocifissi negli uffici pubblici involge diritti soggettivi assoluti e, quindi, non ricade nella giurisdizione del giudice amministrativo. Questo significa che l'ordinanza del giudice Mario Montanaro, che ha suscitato le ire del Papa, di Sua Eminenza Ruini, del Capo dello Stato, e via dicendo, era in realtà perfettamente giusta e che, invece, è del tutto sbagliata l'ordinanza del Tribunale dell'Aquila che l'ha poi annullata, come sono del tutto sbagliate le sentenze del TAR del Veneto e del Consiglio di Stato che, dopo aver ritenuto la loro giurisdizione, hanno affermato che il crocifisso è un simbolo laico."
:
Luigi Tosti Tel. 0541789323 - mobile 3384130312 - tosti.luigi@alice.it Via Bastioni Orientali 38 Rimini
Lo afferma uno studio pubblicato da un paleologo della Florida
«Gesù camminò sul ghiaccio, non sull'acqua»
Scoperta un'insolita combinazione di condizioni atmosferiche nel Mar di Galilea. Mail di protesta: «Spiegheranno la Resurrezione?»
MIAMI - In passato aveva già ipotizzato che la separazione delle acque del Mar Rosso da parte di Mosé non fosse altro che un fenomeno legato a un gioco di venti e di correnti. Adesso il paleologo della Florida Dorof Nova prova a spiegare scientificamente un altro miracolo raccontato nel Nuovo testamento, quello di Gesù che cammina sulle acque. «In realtà si trattava di ghiaccio», afferma lo studioso.
COMBINAZIONE - In una ricerca pubblicata nel Journal of Paleolimnology, Nof afferma di aver scoperto che una insolita combinazione di acqua e condizioni atmosferiche in quella che oggi è la parte settentrionale di Israele potrebbe aver portato alla formazione di ghiaccio nel Mar di Galilea. Studiando le temperature della superficie del Mediterraneo e i modelli statistici per esaminare le dinamiche del Mare di Galilea (oggi lago Kinneret), Nof afferma che un periodo freddo compreso tra 1.500 e 2.600 anni fa può aver portato alla formazione di lastre di ghiaccio abbastanza spesse da sorreggere un uomo, ma invisibili a distanza.
LETTERE - Lo studio ha provocato ovviamente molte reazioni. Quando la sua teoria su Gesù sopra il ghiaccio ha iniziato a circolare, lo studioso ha cominciato a ricevere email con critiche anche ferocissime. «Mi hanno chiesto se la prossima volta spiegherò la resurrezione», dice lo scienziato.
Il papa chiude il negoziato su embrioni e Pacs e rivendica le radici cristiane di tutta la politica europea. Centrodestra in delirio, l'Unione non fa una piega e prova solo a disinnescare la bomba B16. La Rosa sale da sola sulle barricate.
da Il Manifesto del 31 marzo 2006, pag. 5
di Matteo Bartocci
Il papa chiude unilateralmente il suo negoziato con il resto del mondo sulla «struttura naturale della famiglia» e la «difesa della vita dal concepimento alla fine». E subito la politica italiana si inginocchia devota pensando alla fine imminente della campagna elettorale. L'appello di Benedetto XVI, a dieci giorni dal voto, è una bomba per i palazzi profani della politica. Solo dopo mille polemiche i leader italiani dei partiti membri del Ppe (Berlusconi, Casini e Mastella) avevano rinunciato a presenziare al discorso del pontefice. Ma anche se l'erudizione di Ratzinger non è la dettagliata elencazione di Ruini la sostanza politica del risoluto interventismo ecclesiastico non cambia di molto.
Il centrosinistra, Rosa nel pugno esclusa, ha un obiettivo solo: disinnescare la bomba B16. Il centrodestra, invece, urla come un sol uomo: «Santità, già fatto. E' tutto scritto nel nostro programma». Se si legge lo striminzito volantino fatto in Casa in effetti su famiglia, tutela della vita nascente e radici cristiane dell'Europa (cioè, dell'Occidente), non manca proprio nulla.
I cori sono impressionanti entrambi. La destra sembra uno stadio: «L'Udc è col papa, non con il dio Po o la dea Luxuria”, avvisa gli astanti il centrista Luca Volonté, mentre tutto intorno a lui i condomini sgomitano per dimostrare la propria fedeltà al soglio di Pietro.
Ma anche l'Unione non è da meno. Tra il distratto e il pudibondo è Massimo D'Alema, non certo un ateo devoto, a dire che «non solo è giusto ma è doveroso che la chiesa intervenga sui grandi temi della vita sociale, però se interferisse nella legislazione dello stato sarebbe improprio». Tutti i commenti insomma sono rivolti alla Cdl e non rispondono su nulla all'articolato progetto politico papale (che nell'occasione proprio a politici europei parlava). Piero Fassino critica gli osanna della destra: «Chi rispetta il papa non lo usa in campagna elettorale». Francesco Rutelli, a Dopo il Tgl, non si cura del fracasso fondamentalista, promette «tanta concretezza e poca retorica»: «Le parole del papa sono condivise dalla stragrande maggioranza degli italiani. In concreto dobbiamo fare qualcosa di utile per la nostra famiglia. Dobbiamo aiutare le donne ad avere figli e a non abbandonare il lavoro, aiutarle anzi a lavorare di più anche creando più asili nido».
Romano Prodi è preoccupato. E in una nota prova a tenere la rotta: «Le parole del santo padre richiamano ancora una volta le nostre coscienze di cristiani a promuovere i valori della vita e della famiglia. Un richiamo che responsabilizza anche quanti sono impegnati in politica a tradurli in azioni finalizzate al bene comune. E’ in questo senso - conclude il Professore - che la voce della chiesa si fa legittimamente sentire nel rispetto della reciproca autonomia e libertà». In mattinata, a Radio anch’io, però era stato "leggermente" più fermo e aveva cercato di rassicurare un incerto ascoltatore: «Sono profondamente cattolico e i principi fondamentali della chiesa sono per me un ammonimento veramente importante. Ma lo stato laico è un punto fermo della nostra coalizione». Non per tutti.
La margheritata in Lombardia Paola Binetti (Opus Dei, Scienza e Vita) martella da giorni assieme all'altro candidato cattolico Luigi Bobba sull'impossibilità di modificare la legge 40 e, soprattutto, sulla necessità di inserire volontari cattolici nei consultori. Offrendo così più di una sponda nell'altro polo ai fondamentalisti di An e Udc. La Quercia e i «cattolici adulti» della Margherita iniziano a dare segni di vera insofferenze: Fassino liquida le opinioni della Binetti come «strettamente personali» e precisa che la linea dell'Ulivo prevede modifiche sostanziali alla legge sulla fecondazione e un parere negativo alla presenza dei volontari cattolici. Ma le sortite degli ultrà «pro-life» infastidiscono anche qualche petalo della Margherita. I prodiani, per esempio, sono più loquaci del loro leader: «Non comprendo la rigidità e il protagonismo della Binetti, che non rappresenta certo la sensibilità di tutto il partito», dice Mario Lettieri.
Fausto Bertinotti si tiene alla larga da un dibattito simile. Non commenta di una virgola le parole papali e punta tutto sull'economia reale e il fisco. Così a far da contraltare alle voglie confessionali nell'Unione restano in pochi. Franco Grillini, Ds e presidente onorario dell'Arcigay giudica del tutto «non condivisibile» l'appello papale: «Sono le persone a decidere se la loro relazione costituisce una famiglia. Lo stato deve semplicemente prenderne atto». In un clima così la Rosa nel pugno prepara le barricate per il prossimo parlamento: «Siamo alla chiusura della campagna elettorale e ormai è evidente che il papa e Ruini hanno scelto di intervenire a gamba tesa addirittura con dei comizi finali - dice il radicale Daniele Capezzone - l'attivismo della chiesa è sconcertante anche perché non c'è un solo paese al mondo in cui le gerarchie da una parte godono di privilegi e dall'altra entrano direttamente nella contesa politica. Le due cose insieme non sono possibili: la chiesa scelga o l'una o gli altri».
Allarme! Allarme! Non stare alla finestra a guardare!!!!!
Generalmente preferisco dare buone notizie ma la situazione e' veramente grave. Diario, Micromega, Beppe Grillo hanno pubblicato informazioni terrorizzanti su un possibile grosso broglio elettorale sugli 11 milioni di voti che verranno scrutinati elettronicamente in 4 regioni. Incredibile ma vero: il governo ha assegnato l'appalto per la gestione di questo servizio senza gara pubblica e le ditte che hanno ricevuto l'incarico sono piene di amici e parenti degli amici del Presidente Cappellone. Tra queste aziende spicca Accenture, la societa' che e' stata coinvolta nello scandalo dei brogli elettorali in Usa (vi ricordate il conteggio dei voti in Florida? Vedi Censura 2005 e 2006 http://www.commercioetico.it/libri/informazione-alternativa.htm). Allora la societa' si chiamava Andersen Consulting e collaborava a certificare i bilanci falsi della Enron... Vi ricordate? Una delle piu' grandi truffe del millennio... Negli anni '70 non abbiamo mai creduto alla possibilita' di un golpe fascista in Italia. Ma oggi siamo preoccupati perche' nel mondo si sta manifestando una nuova forma di fascismo mediatico, morbido, impomatato di guerre e di ballerine, basato sulla conoscenza scientifica delle piu' subdole tecniche di comunicazione e sostenuto da un grande progetto economico: risollevare l'economia italiana smantellando il funzionamento della giustizia e dando cosi' alla mafia nazionale i mezzi per competere con la mafia russa e cinese sui mercati mondiali (vedi http://www.jacopofo.com/?q=node/879 ). Il 9 e 10 aprile ci troviamo di fronte, come ha detto anche Umberto Eco, a un momento cruciale della nostra storia. Il Watusso coi Boccoli e' l'uomo piu' ricco d'Italia, stare al potere gli rende miliardi di euro all'anno. Migliaia di miliardi di lire. Non e' difficile pensare che sia disposto a giocare sporco. Sono solo congetture, esercizi logici... Ma mia nonna mi ha spiegato che a volte tocca seguire certe pulsioni irrazionali che ci portano a ragionamenti assurdi (non vorrei che qualcuno potesse pensare che qui si metta realmente in discussione l'assoluta correttezza del presidente e che poi ci piombi in testa una causa per miliardi... Ma il fatto che Berl Biscion (BB per gli amici) continui a denunciare tentativi di brogli elettorali da parte della sinistra sembra un boatos preventivo: la prima gallina che canta e' quella che ha fatto l'uovo, diceva sempre mia nonna). E tanto per continuare questo discorso per assurdo possiamo osservare che in Usa i sospetti sui brogli alle ultime elezioni (vedi "Tutto in vendita" edizioni Nuovi Mondi Media http://www.commercioetico.it/libri/informazione-alternativa.htm) sono partiti dai cinque milioni di voti di scarto tra i sondaggi e i risultati elettorali. Fatto ancor piu' preoccupante, il centro sinistra al completo si e' calato in una campagna elettorale nella quale si inseguono i temi e i numeri del "Padrone del Diavolo" (titolo della sua biografia autorizzata pubblicata all'inizio degli anni '90). Una campagna elettorale nella quale nei maggiori partiti dell'Unione ci sono ancora candidati pregiudicati (fanno eccezione Italia dei Valori, Verdi, Comunisti, la Rosa nel Pugno e Rifondazione). E dove il popolo stanco della vecchia politica non si sente rappresentato, visto che si e' impedito alle Liste Civiche, che sarebbero state una vera novita', di presentarsi apparentate con l'Unione. E per di piu' la sinistra sta gestendo la campagna elettorale in modo stanco e privo di idee. Minimizzando, alla fin fine, la reale entita' del rischio con i loro soporiferi proclami di vittoria certa. Ma certa di che? (Madre Santissima dei Comunisti delusi e panciuti, aiutaci tu!). A questo punto anche i ciechi possono vedere che ci giochiamo i destini del Paese in questi prossimi dieci giorni. Non so come segnalare altrimenti l'urgenza e il pericolo. E mai come ora l'impegno nostro, di quella piccola minoranza di gente strana che si ritrova in questa zona del web e dell'anima, sara' importante. Gia' in altri momenti abbiamo visto che se i lettori di Cacao si muovono sono capaci di imprese straordinarie come quando avete invaso l'Italia di messaggi per far sapere alla gente che sulle televisioni locali e satellitari e sul web sarebbe andato in onda "Ubu' Bas va alla guerra". Erano i primi giorni dell'attacco all'Iraq e riuscimmo tutti insieme a contattare 2 milioni di persone! Io prego perche' anche oggi, nonostante le batoste e le delusioni che si sono accumulate sul nostro cuore, si riesca a trovare quella forza. La stessa che ha dato a mia mamma, ormai in procinto di diventar bisnonna, la determinazione a presentarsi al Senato insieme a Leoluca Orlando e parte delle Liste Civiche, all'interno delle liste dell'Italia dei Valori. Questa lista e' cosi' diventata anche il punto di raccolta della protesta contro le scelte miopi e vecchio stile dei partiti della sinistra. Franca si e' candidata proprio perche' crede, e io con lei, che la sua presenza nelle liste e il suo progetto per spendere (se sara' eletta) tutto lo stipendio da senatrice per monitorare e denunciare lo spreco di Stato possa essere un buon motivo per votare per alcuni che altrimenti non troverebbero la forza di superare l'allergia ai riti della politica e andare a mettere il foglietto nell'urna.
La candidatura di Franca ha avuto una grande risonanza in certi ambienti ma a pochi giorni dal voto ci rendiamo conto che molti non ne sono neppure a conoscenza. E molti di piu' non si rendono ancora conto di quel che sta succedendo. E mi riferisco a amici e conoscenti che incontro e che vedo completamente avulsi da questo problema che stiamo vivendo e che disgraziatamente riguardera' tutti nei prossimi cinque anni. Allora credo che sia il caso che chi ha capito la gravita' di questo bivio si mobiliti. Termine obsoleto da vetero leninista, me ne rendo conto. Trovane uno migliore. Ma dacci una mano!
Cosa fare? Per chi sente come noi l'urgenza di portare il proprio sacchetto di sabbia sugli argini del fiume in piena abbiamo approntato diverse possibilita' 1- Far girare questa mail o quella piu' sintetica pubblicata qui sotto che contiene il programma di Franca. 2- Far girare i link al video di presentazione di Franca pubblicati in http://www.francarame.it (anche in versione solo audio, ce ne sono alcuni brevissimi, in formato per e-mail e cellulari) 3- Linkare http://www.francarame.it , il blog di Franca 4- Stampare e diffondere i volantini presenti in http://www.francarame.it (colonna di destra) e in particolare in http://www.jacopofo.com/files/carceri_bianco.jpg (nero su bianco cosi' non esaurisce il toner delle stampanti)
Ciao e grazie Auguri a tutti Jacopo Fo
Ti giro questa mail perche' credo che altri cinque anni con Bellicapelli mi provocherebbero uno stato di sofferenza fisica. Mi preoccupano inoltre gli articoli usciti su Diario, Micromega e Beppegrillo.it sui pericoli di brogli elettorali nel voto elettronico che riguardera' 11 milioni di italiani. Ti invito quindi ad andare a votare e in particolare a votare la lista dell'Italia dei Valori nella quale si e' candidata Franca Rame (non scrivere il nome, fai solo una croce sul simbolo, senno' il voto non e' valido). Qui sotto Franca spiega cosa vuol fare se sara' eletta.
"Mi candido, prima di tutto, perche' le donne non abbondano in politica. Credo che in queste elezioni anche un solo voto possa essere decisivo e voglio anch'io dare il mio contributo a far finire quest'epoca tragicomica, piu' tragica che comica... viste le difficolta' del campare, che molti cittadini vivono. 'Perche' Di Pietro?' mi si chiede da ogni parte. Di Pietro rimane il simbolo di una stagione, quella di Mani Pulite, che ha dato speranza a Milano e a tutta Italia. Porta avanti da anni discorsi corretti... sulla giustizia, sui diritti civili. Spero, con la mia candidatura, di convincere qualcuno, tra i molti di sinistra, che sono in dubbio se votare o no perche' delusi da una certa politica. L'altro motivo per il quale mi candido e' che se venissi eletta cercherei di realizzare un sogno di tanti italiani: fare finalmente chiarezza sui conti dello Stato, gli sprechi, ecc.
Smettiamo di buttare i soldi dalla finestra! Con tutto quel mare di euro che (forse) ricevero' come senatrice, potro' chiedere l'aiuto di molti valenti consulenti. Interpellero' i cittadini, raccogliero' consigli, che verranno vagliati e alla fine spero di poter arrivare a proporre cambiamenti semplici, fattibili e concreti. Partendo magari da piccole cose, come quando anni fa scoprimmo che la Cooperativa Puliscoop di Forli' (pulizia parchi, strade ecc,) usava il biodiesel, a base di olio di colza, per i suoi mezzi di trasporto. La bolletta energetica dello Stato Italiano, secondo tutti gli ingegneri e i docenti universitari che abbiamo interpellato, potrebbe essere dimezzata se solo si usassero i criteri di efficienza energetica, obbligatori da tempo, gia' in funzione in Germania, Austria, nei Paesi Scandinavi e anche nel Trentino Alto Adige (vedi http://www.jacopofo.it/jacopofo/ecologia/ecologiasubito.html). Si tratta di una somma di denaro enorme che potrebbe essere spesa per dare a tante persone oggi escluse da diritti fondamentali la possibilita' di avere una casa, l'assistenza sanitaria o la salute... che non e' poco!
Facciamo funzionare la Giustizia! Oggi in Italia non vi e' certezza della pena. Tutto il meccanismo giudiziario e' costruito intorno alla possibilita' di invalidare le sentenze usando cavilli. Addirittura chi e' riconosciuto colpevole di truffa, puo' patteggiare la condanna senza aver prima restituito il denaro estorto. E chi manda in rovina migliaia di famiglie, o si arricchisce manipolando il mercato, viene punito con una multa. Visto che ci piacciono tanto gli americani perche' non iniziamo a imitarli sulle cose buone? Negli Stati Uniti come nel resto dei paesi moderni la manipolazione del mercato viene punita con pene severissime. In Usa sono 6 anni di prigione. Loro Al Capone lo condannarono per evasione fiscale. Da noi, oggi, Al Capone per quegli stessi reati, tra condoni e prescrizione, falso in bilancio e sanatorie, se ne andrebbe a casa con un buffetto sulla guancia, tutto un sorriso.
Un carcere intelligente e' un carcere umano In Italia ci sono 15 mila detenuti in soprannumero (un sovraffollamento mai registrato negli ultimi 10 anni), il 27% di essi e' tossicodipendente e il 20% e' affetto da patologie del sistema nervoso e da disturbi mentali. Il 20% delle 2.800 detenute soffre di patologie femminili come tumore dell'utero, della mammella, ecc... A fronte di questi dati c'e' la diminuzione della spesa sanitaria destinata a ogni cittadino detenuto. Dobbiamo garantire ai reclusi condizioni di vita umane e la possibilita' di rifarsi una vita. Solo il 4% dei detenuti che seguono programmi rieducativi e di reinserimento lavorativo commettera' nuovi crimini. Al contrario torna a delinquere il 70% dei detenuti che non ricevono nessuna rieducazione. Questo ce lo dicono le statistiche ufficiali del Ministero di Grazia e Giustizia. Quindi, creare prigioni umane non e' una spreco di denaro ma un investimento che va ad agire contro la pratica del crimine, riducendola. Ma d'altra parte e' assurdo creare un carcere bestiale e poi permettere ai furbi con un buon avvocato di evitare qualunque conseguenza dei loro reati.
Vogliamo abbassare le tasse? Riduciamo gli sprechi dello Stato Italiano, facciamo funzionare la burocrazia e puniamo veramente tutti i reati finanziari, le truffe, la corruzione, l'evasione fiscale e il falso in bilancio. I cittadini italiani pagano 4 tasse nascoste: burocrazia, spreco, evasione fiscale e truffe finanziarie. E' ora di smettere. Le lentezze e le inefficienze della burocrazia imprigionano le piccole imprese e creano costi inutili per le famiglie. L'impunita' dei criminali, dei furbi e dei truffatori permette ogni sorta di abuso e di danno, dai debitori che riescono a non pagare ai truffatori che possono non restituire il denaro sottratto, alle tangenti che permettono alle aziende disoneste di togliere il lavoro a chi rispetta la legge. L'evasione fiscale costringe poi chi e' ligio al dovere a pagare il 30% in piu' di tasse perche' gli evasori non mettono la loro parte. Infine lo spreco pubblico e in particolare lo sperpero energetico costringono lo Stato a chiederci piu' soldi per poterli buttare via e, parallelamente fa si' che ci vengano offerti servizi scadenti a prezzi folli e non si riesca a garantire alcune esigenze essenziali come l'assistenza ai piu' deboli. Se ce la faremo, sono certa che riprenderemo a sorridere...
Vaticano. La riforma della Chiesa di Benedetto XVI. L'apertura ai lefebvriani e la chiusura verso la teologia della liberazione
“In ogni famiglia ci sono tanti punti di vista”. Il cardinale Hoyos, presidente della commissione Ecclesia Dei, ha sintetizzato così l’esito della discussione di ieri al Consulto tra i porporati sul rientro dei lefebvriani. Un eufemismo tipicamente curiale, che nasconde la reale portata dei fatti: si sarebbe trattato, riportano fonti vaticane, di una discussione piuttosto accesa, che ha visto contrapposte, come al solito, le due fazioni della Chiesa di Roma: i progressisti, che si opponevano a un ritorno tout court degli ultrareazionari seguaci di Lefebvre senza un’ammissione di errore, e i conservatori, ormai largamente prevalenti in Vaticano, che ne chiedevano l’immediata riammissione.
Qualcuno tra i più audaci, come riporta il vaticanista di Repubblica Marco Politi, avrebbe persino chiesto per la Fraternità di San Pio X la prelatura personale, l’analogo, inedito privilegio concesso vent’anni fa da papa Wojtyla alla amatissima Opus Dei. Davvero troppo persino per i vari Ruini e Sodano. Anche perché Martini, l’ex arcivescovo di Milano riconosciuto tuttora come il leader spirituale degli “innovatori”, ha detto chiaro e tondo che i lefebvriani possono rientrare all’ovile solo dopo un’accettazione esplicita del Concilio. Una soluzione apparentemente lontana, dato che i lefebvriani, scomunicati da Giovanni Paolo II 20 anni fa, non riconoscono praticamente nulla del Concilio: la riforma liturgica, il ruolo dei laici, la collegialità episcopale, l’ecumenismo, lo stato laico, e chi più ne ha più ne metta. Dice bene il superiore generale della Fraternità, mons.Bernard Fellay: “Roma esamini questi principi mortiferi nella Chiesa, per eliminarli: il liberalismo, il modernismo, che sono entrati nella vita della Chiesa e che uccidono veramente la vita cristiana, e che si esprimono nella collegialità, nell'ecumenismo, nella libertà religiosa e nel concetto dello stato laico”. Già, perché per i reazionari seguaci di Lefebvre “è del tutto evidente che la società civile deve essere in armonia con la società della Chiesa”. Leggendo queste dichiarazioni pubbliche, che risalgono al 2 febbraio scorso, viene da chiedersi: saranno i lefebvriani ad avvicinarsi alla Chiesa di Roma o è quest’ultima, già da diversi anni, che lentamente ma inesorabilmente sta scivolando sulle posizioni pre-conciliari che farebbero felice il defunto vescovo francese? Basti pensare che i seguaci di un movimento così reazionario, così orgogliosamente in contrasto con l’enorme svolta conciliare (un contrasto in odor di eresia, essendo i decreti conciliari proclamati solennemente), sono “attesi a braccia aperte dalla Chiesa”, come ha esclamato il cardinale Castrillon Hoyos, il gran negoziatore di questi giorni, ultraconservatore a sua volta nonché illustre membro dell’Opus Dei.
Forse sono ancora parenti scomodi, ma la famiglia è la stessa, quella di una Chiesa romana arroccata ormai su posizioni teologiche di pura e semplice restaurazione. Un fronte variegato, che spazia dai singulti veteropapalini dei lefebvriani e di Militia Christi al tradizionalismo legalitario dei Biffi e dei Sodano, dal rampantismo postmoderno dell’Opus e dei movimenti spiritualisti (Legionari di Cristo, Cl, Focolarini, Cursillos) fino ai “pentiti” postconciliari, già sostenitori dell’evento voluto da Roncalli e ora intenti nel delegittimarlo mattone dopo mattone. Tra questi, naturalmente, lo stesso Ratzinger. Il programma del vasto schieramento? Basta leggerlo sulla rivista tradizionalista Cattolica, già nel 2003: “Il progetto è la transizione tra il presente stato postconciliare e la riorganizzazione della Chiesa secondo un modo sostanzialmente tradizionale”. Ecco dunque la controriforma liturgica (il ritorno del canto gregoriano, l’uso sempre più massiccio del latino, il richiamo a formule ottocentesche, l’abolizione dei canti moderni) portata avanti proprio da Hoyos e in parallelo il pugno di ferro dottrinale esercitato dall’allora cardinal Ratzinger contro le deviazioni figlie proprio del Concilio. Fino alla Teologia della Liberazione, soffocata brutalmente e sconfessata platealmente dallo stesso Wojtyla nei suoi viaggi latino-americani: l’equazione “Chiesa dei poveri uguale marxismo”, falsa e tendenziosa, lasciò soli decine di preti e vescovi latinoamericani nella loro lotta contro lo sfruttamento capitalistico, fino alla tragica morte di mons. Romero, nel 1980. Evidente, e ingiustificabile, appare dunque la differenza di trattamento che la Chiesa romana ha riservato alle opzioni più “innovatrici” del cattolicesimo moderno, sempre soffocate e ridotte al silenzio, rispetto alla singolare tolleranza che ha concesso a quelle più apertamente reazionarie.
Ma si diceva della riorganizzazione della Chiesa, uno dei pilastri di quella che, in Vaticano, chiamano sarcasticamente “la riforma della riforma”. Proprio ieri ne ha parlato Sodano ai cardinali, ma i contenuti sono ancora segreti. Quello che si sa è che Ratzinger non ci andrà leggero. La Curia, nei suoi piani, deve perdere molto del suo potere. A partire dalla berretta cardinalizia, non più assegnata automaticamente ai curiali più importanti. E poi il blocco dei tentativi di dialogo interreligioso con l’Islam, attuato con l’improvvisa destituzione di Fitzgerald da presidente del Consiglio apposito. Un cambio di rotta che avvicina sempre più il Vaticano a Israele. Un altro elemento che fa pensare a un’imminente uscita di scena dello stesso Sodano, da vent’anni potente Segretario di Stato, ma decisamente filopalestinese. Ma al di là degli uomini, sono le funzioni che cambieranno: accorpamenti di dicasteri (e a farne le spese sarà proprio quello per il dialogo interreligioso), razionalizzazione, semplificazione. Così si muoverà Benedetto XVI, che starebbe pensando anche alla fine del lungo regno di Navarro Valls, onnipresente portavoce della Santa Sede, per dare più potere al consiglio per le Comunicazioni Sociali. Alla fine, potrebbero esserci comunque almeno sette o otto “ministri” del papa in meno. E poi si attende la defenestrazione dello stesso Sodano. Grossolana la sua manovra anti-Ruini del febbraio scorso, quando al compimento dei 75 anni di quest’ultimo Sodano spedì, in forma riservatissima, una lettera a tutti i vescovi italiani per chiedere loro un pronunciamento sul successore. Saputolo, il papa sarebbe andato su tutte le furie, affrettandosi a confermare Ruini ai vertici della Cei. Troppo vicini i due, troppo affini nel loro piano di riforma spirituale e politica della Chiesa.
Lo stiamo perdendo. È triste dirlo, ma lo stiamo perdendo. È dalla sera del confronto con Prodi ad armi pari, dunque disastroso per lui, che non è più lo stesso. Non se n'è più riavuto. Paolino Bonaiuti, vedendo che sbagliava tutto, persino la telecamera, l'aveva capito che stavolta era grave. «Non mi ascolta più!», ha strillato prendendo a calci le macchine per strada. Squadre di infermieri, truccatori, stuccatori e asfaltatori si sono precipitati sul luogo del disastro, tentando una rianimazione in extremis. Niente da fare. Non ha funzionato. Una mano pietosa, alla marcia di Milano, gli ha calcato in testa un berrettino da panettiere, il "presidente pagnotta". Non è servito. Qualche centinaio di manifestanti in tutto, comprese le scorte. Fiutata l'aria ostile, suoi cari han tentato di dissuaderlo dall'andare a San Siro all'addio di Albertini (il calciatore, purtroppo). Ma lui niente, meccanicamente ha preso posto in tribuna vip ed è stato puntualmente fischiato, come già alle Olimpiadi di Torino. Poi s'è messo in testa di andare a Vicenza per mettere in riga gli industriali. I suoi, pur di tenerlo a casa, hanno tentato di addormentarlo con dosi da cavallo di sonnifero, mandandogli Adornato per un'intervista esclusiva a "Liberal" sul tema "Io, l'Italia e il berlusconismo". Ma lui, con sforzi titanici, è rimasto sveglio. Allora gli han fatto sentire la sua voce registrata: aveva funzionato con alcuni ragazzi in coma, con lui no. Così hanno pregato il medico del Milan di addormentargli la gamba con apposita iniezione e di diagnosticargli una finta lombosciatalgia per tenerlo lontano da Vicenza. Niente. Usando Bondi come stampella, lui s'è trascinato fino all'elicottero e s'è librato in volo. E a Vicenza è accaduto l'irreparabile: lasciato solo, è uscito al naturale. Secondo il tipico meccanismo psichiatrico della "proiezione", ha accusato un imprenditore che osava non applaudirlo di avere "scheletri nell'armadio" e di "cercare protezione nei magistrati" comunisti. Naturalmente gli scheletri li ha lui e la protezione gudiziaria l'ha sempre cercata lui, anche se il protettore era socialista e poi forzista (tale Squillante). L'imprenditore in questione invece, Diego Della Valle, è incensurato, la qual cosa lui trova decisamente insolita, addirittura offensiva. Mentre si avvicinava a lui fino al bordo del palco, attratto irresistibilmente dalla telecamera ivi collocata, questa immortalava impietosamente gli effetti somatici dell'ultima deriva patologica: non la pseudo-sciatica, già riassorbita, ma le palpebre cascanti, la mascella tremula e gli appezzamenti di pelle da riporto che riprendevano vita autonoma, facendo saltare l'una dopo l'altra tutte le suture. Anni e anni di costosi restauri svaniti in pochi istanti.
Gli infermieri di corte intanto avevano reclutato in fretta e furia orde di figuranti su appositi pullman aziendali, nel tentativo di coprire con cori da stadio e standing ovation la predibile catastrofe. Veniva pure allertato Clemente J. Mimun, che sa sempre il da farsi: dopo l'insolita parentesi imparziale dell'altra sera, il direttore del TgPravda tornava all'antico mestiere apprestando premurose cure all'illustre infermo, tagliando Montezemolo e Pininfarina e gabellando la frana vicentina per un epico trionfo. Pietosa bugia rilanciata dalla stampa di regime, lasciata sola dallo sciopero dei giornali veri. Il Tempo: "Amici come prima". La Padania: "Silvio stende i fighetta di Confindustria". Il Giornale: "Berlusconi riconquista gli industriali", "A Vicenza la Waterloo dei poteri forti" (ottimi anche i doviziosi servizi sull'unica voce confindustriale vagamente favorevole al padrone: quella di Giovanni Rana). Bondi, Schifani, Cicchitto e le altre badanti inneggiavano all'"operazione verità" del Cavaliere trionfante. E persino Fini e Casini -appena scoperto che la sciatalgia è guarita- ripiegavano impavidi sul servo encomio, un classico. Gli equilibristi del cerchiobottismo invece si sforzano di dimostrare che il delirio era organizzato, una mossa geniale lungamente studiata a tavolino. L'ambasciatore Romano l'ha trovato "ironico, sarcastico, polemico, di straordinario effetto teatrale", "esteticamente da 30 e lode". "E' tornato se stesso: l'outsider della politica",esulta Minzolini che il premier chiama affettuosamente "Minzo" e che intravede financo "una logica" nella deriva psichiatrica finale. "Una strategia efficace", secondo Feltri, tornato di colpo ottimista. Chissà l'emozione, il giorno che uscirà da Palazzo Grazioli con lo scolapasta in testa e il mestolo nel fodero, brandendo il Mocio Vileda